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Mancini e il suo amore-odio per la Nazionale: “Dovrà restituirmi quello che mi ha tolto”

Roberto Mancini

Roberto Mancini e il suo burrascoso rapporto con la maglia azzurra: “Dovrà restituirmi quello che mi ha tolto”

Domani sera l’Italia del Ct Roberto Mancini affronterà in amichevole (ahinoi, per la seconda volta consecutiva gli Azzurri sono fuori dalla fase finale di un Mondiale), a Vienna, i padroni di casa dell’Austria nel match che chiuderà il 2022 della nostra Nazionale.

Roberto Mancini
Roberto Mancini (Ansa)

Dopo la vittoria contro l’Albania, che ha messo in mostra l’italiano di Germania, Vincenzo Grifo, autore di una doppietta, e che ha visto esordire Simone Pafundi, trequartista dell’Udinese, il più giovane a debuttare in Nazionale A negli ultimi 100 anni, il Ct azzurro si augura che i suoi ragazzi sciorinino un’altra convincente prestazione.

Il modo migliore per festeggiare un importante traguardo: con quella di domani saranno 57 le panchine “azzurre” di Roberto Mancini (con uno score di 34 vittorie, 15 pareggi e soltanto 6 sconfitte) che così supererà Marcello Lippi e Cesare Prandelli, fermi a 56, salendo sul gradino più basso del podio di tale classifica. Davanti al Commissario tecnico jesino due autentici monumenti del calcio italiano: Enzo Bearzot, con 88, e Vittorio Pozzo con 95 panchine.

Mancini e la Nazionale: un turista a Italia ’90

Roberto Mancini
Roberto Mancini ai tempi della Sampdoria (Ansa)

Un orgoglio ma anche uno stimolo avere davanti due mostri sacri del calcio italiano. Lo sa bene Mancini che, infatti, non si accontenta della brillante vittoria contro gli albanesi e chiede ai suoi ragazzi di onorare la maglia azzurra anche contro l’Austria, anche se è un’amichevole, dimostrando così senso di appartenenza:

Speriamo di allungare la striscia anche se mi pare abbastanza dura arrivare a Bearzot e Pozzo. I giovani che sono qui stanno già dimostrando di aver capito l’importanza di questa maglia. Quel che ci ha portato a vincere l’Europeo sono stati prima di tutto l’entusiasmo, spirito di gruppo e di sacrificio e il senso di appartenenza“.

Eppure, da calciatore  il rapporto di Mancini con la maglia azzurra era alquanto burrascoso, fatto di amore e odio, come dimostra il suo comportamento in occasione di Italia ’90. Partito, insieme al compagno nella Sampdoria Gianluca Vialli, come punta di diamante dell’undici guidato da Azeglio Vicini, venne poi messo in ombra dall’improvvisa esplosione di Totò Schillaci e Roberto Baggio, gli eroi delle Notti magiche, tanto da sentirsi un “turista” nel ritiro degli Azzurri.

Ebbene, alla presentazione della Sampdoria a fine estate ’90, nel ritiro doriano a “Il Ciocco”, andò in scena una dura contestazione dei tifosi doriani contro Vicini e la Nazionale, proprio per il poco spazio accordato a Vialli e Mancini, da cui i due “gemelli del gol” doriani non presero le distanze. Anzi, come testimonia quanto dichiarò in quell’occasione il Mancio: “Se il tempo è galantuomo, in futuro dovrà ridarmi quello che mi hanno tolto in questi mesi. Al Mondiale del ’94 avrò 29 anni. Sarò nel pieno della maturità fisica e tecnica”.

Non andò come auspicava Mancini visto che l’allora Ct Arrigo Sacchi fece a meno di lui, come di Vialli, per il Mondiale negli USA. Dunque, solo da Commissario tecnico Mancini si è guadagnato quelle soddisfazioni cui anelava da calciatore riscoprendo di conseguenza quel senso di appartenenza alla maglia azzurra che da giovane gli era totalmente sconosciuto.

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