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Nuovi stadi in Serie A: perché prendere spunto dai progetti americani

Nuovi stadi

Nuovi stadi in Serie A sempre al centro delle idee dei club italiani che stanno cercando gli spunti migliori per aumentare i ricavi.

Essere in possesso di uno stadio di proprietà, significa avere la possibilità di gestire il proprio impianto senza l’interferenza di terzi soggetti. Valutare con chi creare delle nuove partnership commerciali e registrare quell’aumento di introiti che tutti auspicano quando si parla di tale argomento. Un discorso di cui si è dibattuto tanto negli ultimi anni in Italia, soprattutto dalle nuove proprietà straniere che, appena approdate, hanno parlato proprio della loro volontà di approfondire tale tema.

Nuovi stadi
Stadio San Siro (Ansa)

Se si conta però che, negli ultimi dieci anni, solo Juventus, Atalanta, Sassuolo e Udinese hanno potuto fare un passo del genere, si spiega facilmente il motivo delle difficoltà di portare un progetto simile in Italia. Un’idea che a volte è bloccata sul nascere per volontà dei Comuni stessi o per la mancanza di fondi necessari o di autorizzazioni da parte delle autorità competenti. Insomma, un mix di motivazioni che finora non ha portato alla creazione di nuovi stadi in Serie A.

Nuovi stadi in Serie A e il modello americano

 

Nuovi stadi
Stadio Diego Armando Maradona (Ansa)

Riqualificare una struttura o costruire un nuovo stadio, garantirebbe all’Italia quei benefici a cui si è assistito prima negli Stati Uniti e poi in Premier League. Ma in cosa consiste l’idea statunitense? Negli ultimi 20 anni in America, si è sviluppata una concezione dello stadio differente dal passato. Esso, non veniva più visto come un’astronave aliena atterrata nel mezzo della campagna, circondata da enormi parcheggi e immensi ipermercati.

Per puntare allo stesso tempo alla riqualificazione di alcuni quartieri della città, si è cercato di costruirli in luoghi urbani, conviviali e perfettamente ingrati nella città. Luoghi dove si possa fare la spesa, passare qualche ora con gli amici, praticare sport o partecipare ad eventi sportivi e non. Una struttura moderna, circondata da abitazioni, ristoranti, bar, negozi, cinema, palestre, uffici con una triplice funzionalità: dare lustro al quartiere, aumentare i posti di lavoro in quella zona, creare una sinergia maggiore tra i tifosi e la squadra della città.

Un qualcosa su cui si è deciso di puntare successivamente anche in Inghilterra e in Spagna. Basti pensare allo Stamford Bridge, al St.
James Park, ad Anfield Road e al Santiago Bernabeu. Tutte strutture rese capaci di poter dare forza e ringiovanire il quartiere di turno, dando un impulso diverso nella propria città con soluzioni volte a frequentare quella struttura o per lavoro o per passione o per divertimento.

E in Italia?

E in Italia ad una cosa del genere ci aveva pensato il Napoli di Aurelio De Laurentiis nel 2015, presentando un progetto atto a modernizzare lo ‘Stadio San Paolo’ e a ridare una nuova immagine al quartiere Fuorigrotta. Un progetto interessante, che avrebbe portato anche ad un sostanziale aumento dei posti di lavoro in città, che però il Comune partenopeo ha deciso di bocciare, perché significava perdere ogni diritto sull’impianto azzurro.

Vi è riuscito nell’impresa la Juventus che, grazie all’accordo con l’allora sindaco Fassino, dalle ceneri del ‘Delle Alpi’, ha costruito uno stadio moderno, affascinante e che ha dato al quartiere un’immagine diversa e un impulso economico da cui bisognerebbe prendere spunto per poter migliorare sotto tanti punti di vista.

Da anni, continuano a lavorarci Milan e Inter ma, almeno per il momento, i risultati ottenuti con il Comune non sono stati proprio esaltanti e il rischio di dover rimanere a ‘San Siro’ per molti anni, rimane al momento alto.

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