Un 2 Giugno che profuma di benzina e bandiere: nelle piste e nei box il cuore batte all’unisono, e il tricolore sale dove conta, tra giovani che non tremano e veterani che spianano la strada. Un orgoglio calmo, concreto, pronto a far rumore quando si accende il semaforo verde.
2 Giugno: L’orgoglio nazionale nel motorsport mai così forte, secondo il presidente Aci La Russa – Tricolore al vertice con Antonelli, Bezzecchi, Minì e Bulega
Capita, in certi giorni, di sentire l’Italia più vicina. Oggi è uno di quei giorni. Lo vedi negli sguardi in griglia, nelle tute stese al sole del paddock, nelle tribune che sembrano cantare. L’aria dice che l’orgoglio nazionale del nostro motorsport è vivo. E cresce.
A sostenerlo è anche Geronimo La Russa, alla guida dell’Automobile Club di Milano, voce autorevole dell’universo ACI. Il messaggio è chiaro: il sistema funziona quando la filiera regge. Accademie, team, scuole. Nota per la trasparenza: non c’è una dichiarazione ufficiale diffusa oggi con queste stesse parole, ma la sua lettura del momento storico è stata ribadita più volte in sedi pubbliche.
Eppure il punto non è una frase. È un’immagine. Quattro nomi. Quattro traiettorie diverse. Uno stesso slancio.
Una generazione che spinge
Andrea Kimi Antonelli ha 17 anni e corre in F2. Guida pulita, testa fredda, risultati solidi in un campionato che divora i deboli. È nel programma Mercedes e arriva dall’ossigeno giusto: kart, ACI Team Italia, crescita paziente. Non urla, convince.
Marco Bezzecchi è il volto sorridente della MotoGP che non molla mai. Nel 2023 tre vittorie e il terzo posto mondiale. Nel 2024 la strada è più tortuosa, ma il passo c’è e la fame pure. L’Academy VR46 gli ha dato strumenti e ritmo. Il resto lo sta mettendo lui.
Gabriele Minì ha preso Monaco in mano, con freddezza rara in F3. Vittoria pesante, leadership di campionato dopo Monte Carlo e la sensazione di uno che non si accontenta. Viene da Palermo, porta con sé una fame antica. L’auto corre, ma la differenza la fa la lucidità.
Nicolò Bulega ha esordito in Superbike con una doppietta a Phillip Island. Da rookie. Cronometro alla mano e niente timori reverenziali. Campione del mondo Supersport 2023, oggi si misura con i giganti. E li guarda negli occhi.
Tutti diversi, tutti necessari. Un presente che sa già di futuro.
Radici forti, orizzonte aperto
Il bello è che dietro questi risultati c’è una rete. La crescita inizia nei kartodromi di provincia. Prosegue in programmi federali che selezionano e formano. Trova sponde negli investimenti dei team italiani, nei metodi condivisi, nella cultura del dettaglio. Ducati che fa scuola, la VR46 che educa al mestiere, ACI Sport che costruisce percorsi. Non è retorica. È organizzazione.
E poi c’è il pubblico. Quello che si mette in coda all’alba, che conosce i numeri di gara a memoria, che applaude anche quando va storto. Senza questo, il resto non regge. Perché il tricolore s’alza se qualcuno lo guarda salire. Se qualcuno ci crede.
Oggi, Festa della Repubblica, questa energia si sente più netta. Il paddock diventa un paese in miniatura. Le storie s’intrecciano: il giovane che studia i dati al laptop; il capomeccanico che lima un decimo in una notte; il manager che raddrizza un calendario; la famiglia che segue da lontano, con il telefono in mano e le dita incrociate. È lì che l’orgoglio nazionale prende forma: nel lavoro ben fatto, prima ancora che nella coppa.
Allora guardiamoli questi ragazzi. Ascoltiamoli quando parlano piano, dopo la gara. Capiremo che non promettono miracoli. Promettono di provarci. E di provarci ancora. È abbastanza per sentirci rappresentati?
Forse sì. Perché il suono che torna, a motori spenti, è semplice: siamo qui. Siamo pronti. E il prossimo semaforo verde, dovunque sia, potrebbe accendersi proprio per noi.
