Serie A, il calciomercato potrebbe cambiare: uno dei fattori principali sarà l’indice di liquidità, come influenzerà le sessioni.
Serie A, i conti non tornano. Il sistema del calcio italiano soffre a causa di tanti fattori. Non ultimo la crisi pandemica che ha ridimensionato notevolmente i canoni e le disponibilità delle diverse compagini a livello europeo: i top club si sono trovati al ribasso e costretti ad affrontare debiti di portata maggiore rispetto a società più contenute. Da questo l’idea della Superlega, poi bocciata. La sostanza è che servono introiti, per questo la Lega si era messa a cercare partner per avere maggiore stabilità e oliare un meccanismo che fatica a riprendersi.
La differenza la fanno le sessioni di mercato: tra il dire e il fare c’è di mezzo l’indice di liquidità. Variabile che ha fatto vacillare non poche realtà in quest’estate (quella appena trascorsa) rovente sul piano dei trasferimenti. Nello specifico il parametro indica la capacità delle società di far fronte a specifici investimenti nel breve termine: la Lazio, così come l’Inter, la Roma e la Juventus hanno fatto i conti con questa indicazione che qualora non venisse rispettata potrebbe portare conseguenze importanti sul mercato.
Questione di misure. Gravina ha detto che ci avrebbe riflettuto e trovato un modo per arginare qualsiasi frizione o impedimento nelle sessioni. Le decisioni al momento restano in stallo: il rapporto fra le attività e le passività correnti deve essere ridimensionato così come la funzione e l’approccio a tale criterio. Soprattutto se l’indicatore vige come criterio di iscrizione ai campionati. L’idea è quella di tenerlo presente, ma in altro modo.
Vale a dire considerando la capacità sul mercato delle società: il fine ultimo è quello di contenere i bilanci e semmai limitare gli investimenti azzardati. Quindi non è in discussione la presenza in campionato, ma la capacità di operare i trasferimenti. Qualora dovessero esserci incongruenze, si agirebbe sulle operazioni di trasferimento in entrata e uscita.
Bloccare gli affari e non l’operato della squadra. In tal modo ogni frizione andrebbe a incentivare una più oculata politica aziendale. Milan e Fiorentina docet. Le ipotesi di Gravina non si fermano. L’estate prossima, probabilmente, si passerà dalle parole ai fatti: c’è tempo per arrivare preparati. Il mercato è pronto a sparigliare le carte, senza strapazzare i portafogli.
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