Milan, De Ketelaere è arrivato a Milano sotto i migliori auspici ma sembra essersi smarrito: i numeri dividono i tifosi.
Charles De Ketelaere, quel sorriso all’arrivo a Milanello sul finale di sessione era la speranza più bella per i rossoneri. Felicità che forse si sta spegnendo. Lo dicono le ultime prestazioni: il ragazzo sta bene a Milano, ma non riesce a incidere quanto vorrebbe. Una personalità forte che potrebbe soffrire il cambio di campionato. Non è la prima volta che succede e soprattutto non solo a lui.
Gli juventini con De Ligt hanno passato un periodo simile: Pirlo non è Pioli, ma al netto delle differenze un periodo di ambientamento è necessario. Ritrovare la condizione – molto diversa dalla forma – è l’imperativo assoluto che deve passare nella testa del 21enne. Il belga, classe 2001, talento ne ha da vendere. È, dunque, una questione di testa. Anche contro il Monza, nel poker assoluto dei Diavoli, è mancata la sua fiammata: l’ingresso negli spogliatoi a fine partita tradisce un nervosismo che lascia poco spazio all’immaginazione.
Il ragazzo non sta attraversando un periodo facile: a gettare benzina sul fuoco anche una parte della tifoseria che boccia preventivamente il fuoriclasse. Giudizio affrettato secondo molti altri. Questa diatriba interna non fa altro che alimentare l’incertezza del ragazzo che non si sente ancora campione, ma non è nemmeno da buttare: sta vivendo quello che in parte ha vissuto Tonali nel primo anno al Milan. È esploso successivamente, quando il peso delle aspettative è calato.
Il tempo è l’unica variabile a favore del belga che spera di trasformare i fischi in applausi: impresa non facile, ma possibile. Specialmente per uno che sognava la Serie A da tempo e voleva il Milan più di ogni altra cosa. Questa volontà deve tradursi in cattiveria agonistica. La strada è lunga e la rotta è segnata: basta rimpianti, né tantomeno rimorsi.
Il Milan c’è e aspetta il suo pupillo. Musi lunghi a parte, domani è un altro giorno e De Ketelaere non vuole certo andare via col vento. L’oblio non è un’opzione, né tantomeno l’indifferenza, quando a regnare dovrebbero essere certezze. Le tentazioni del Diavolo giocano brutti scherzi, ma possono anche valere come elisir. Proprio quello che servirebbe al belga, ma la magia ce l’ha nei piedi. Deve solo tornare a rendersene conto.
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