Il Presidente della FIGC Gravina parla chiaro: il calcio italiano è in sofferenza. Serve un ridimensionamento anche e soprattutto in Serie A.
Gabriele Gravina gioca a carte scoperte: la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali non è solo figlia di valutazioni errate da parte del CT. Questo era presumibile, al punto che il posto di Roberto Mancini è salvo: la panchina azzurra è ancora la sua. Occorre, però, trovare il bandolo della matassa. Gravina non vuole più nascondersi: “Dalla fine della pandemia – ha spiegato ai microfoni di Sport Industry Talk, evento organizzato da Rcs Academy e Corriere della Sera – il calcio italiano sta attraversando un momento di crisi economica non indifferente”.
La congiuntura porta con sé altri fattori pesanti che sono le fonti d’investimento: si investe poco nel prodotto italiano, il mercato impazza e lo Stivale – anche in ambito sportivo – resta indietro. Questo non è possibile. Per questo la candidatura di Roma per Euro 2032 diventa rilevante su più fronti: “Stavamo aspettando questo passo da tempo”. Un evento come questo sarà la benzina, qualora si concretizzasse, che possa garantire all’Italia del calcio una ripartenza concreta prima del grande evento.
Oltre alla forza lavoro che implicherà, la tappa obbligata saranno i settori giovanili: “Bisogna ripartire dal basso”, ha detto Gravina. Una vera e propria rivoluzione di sistema che prende parte a un processo più ampio attraverso la riqualificazione delle gerarchie: fare da raccordo a cominciare dai settori più basici della piramide fino ad arrivare ai vertici.
Nuovi partner per evitare l’indebitamento, ma anche maggior qualità nei settori giovanili per far emergere realtà nostrane che premino i collettivi piuttosto che il singolo. Un’operazione lunga e complessa che resta un passaggio obbligato. Gravina ha indicato il sentiero: l’unico viatico percorribile che possa garantire anche l’abbattimento dei costi. Quantità e qualità devono passare nuovamente dall’Italia.
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