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Mondiale, le 10 vittorie più larghe nella storia: Germania protagonista

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Luigi Pasquariello

Ecco la top ten delle vittorie con lo scarto più largo nella storia dei Mondiali. Anche in questa classifica la Germania è protagonista

Ormai ci siamo. Domenica prossima, 20 novembre, prenderà il via il Mondiale, per la prima volta in calendario in inverno. Ebbene, in attesa di esaltarci per le imprese degli assi del pallone scopriamo insieme quali sono i 10 match iridati con il punteggio più largo, una speciale classifica dove, manco a dirlo, la Germania recita un ruolo da protagonista.

Germania (Ansa)

Innanzitutto, lo scarto massimo  in una fase finale dei Mondiali è di 9 reti e si è verificato per ben tre volte. La prima risale ai Mondiali del 1954: l’Ungheria, successivamente sconfitta in finale dalla Germania Ovest, batté la Corea del Sud, alla prima partecipazione ai Mondiali, con il punteggio di 9-0. Identico score vent’anni dopo ai Mondiali del 1974: la Jugoslavia superò, appunto, per 9-0 lo Zaire, esordiente nella rassegna iridata.

La terza vittoria con 9 goal di scarto nella storia dei Mondiali risale invece ai Mondiali del 1982, in Spagna: il 15 giugno a Elche l’Ungheria sconfisse El Salvador per 10-1, record per il maggior numero di goal segnati da una squadra in una singola partita della fase finale dei Mondiali.

Mondiale, le 10 vittorie più larghe nella storia: Brasile-Germania 1-7

Brasile-Germania 1-7 (Ansa)

La top ten delle goleade più larghe nella storia dei Mondiali è completata da Svezia-Cuba 8-0 nel 1938,  Uruguay-Bolivia 8-0 nel 1950,  Germania-Arabia Saudita 8-0 nel 20o2,  Turchia-Corea del Sud 7-0 nel 1954, Uruguay-Scozia 7-0, sempre nel 1954, Polonia-Haiti 7-0, edizione del 1974, e Portogallo-Corea del Nord 7-0 nel 2010.

Risultati così rotondi frutto del fatto che vedevano opposte forze molto squilibrate tra di loro. Ecco perché il punteggio più fragoroso nella storia dei Mondiali, anche se con un scarto di 6 gol, quindi inferiore a quello dei sopraddetti match, lo ha realizzato la Germania che l’8 luglio del 2014 superò in semifinale i padroni di casa del Brasile per 7-1. Mai un scarto così ampio si era registrato a livello di semifinali di una rassegna iridata.

Una debacle, uno shock per i tifosi verdeoro tanto che i media brasiliani coniarono il termine “Mineirazo“, dal nome “Mineirao” dello Stadio di Belo Horizonte teatro di tale Waterloo calcistica, mutuato da “Maracanazo“, termine che indica l’inopinata sconfitta del Brasile, a cui bastava un pari per fregiarsi dell’alloro iridato, per mano dell’Uruguay nell’ultima gara del girone all’italiana che assegnava il titolo e che quindi costò ai brasiliani la conquista della loro prima Coppa Rimet facendo così precipitare nella disperazione i propri tifosi che avevano già organizzato i festeggiamenti con tanto di carovana di auto che avrebbe dovuto portarli in trionfo.

Luigi Pasquariello

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