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Giroud, storia di un vincente nato: dal Montpellier allo stadio del Tours in suo onore

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Samuele Diodato

Giroud potrebbe vedere a lui intitolato lo stadio del Tours: in ogni tappa della sua carriera, l’attaccante si è dimostrato un vincente nato.

Olivier Giroud è arrivato al Milan all’inizio della scorsa stagione. Da molti, il suo ruolo è stato alla vigilia anche sottovalutato. In fondo, il francese è arrivato a Milano già oltre i 30 anni, ma in ottima forma fisica e da campione del mondo in carica con la nazionale di Didier Deschamps. I suoi sono stati gol decisivi lo scorso anno, per la conquista dello scudetto, ed altri gol importanti li sta mettendo a segno in questa stagione.

Giroud, dal titolo col Montpellier ai record con la Francia: potrebbe avere uno stadio in suo onore (TvPlay.it)

Smentendo anche gli haters, che menzionavano le sue zero reti nel Mondiale di Russia del 2018, l’attaccante rossonero si sta ritagliando un ruolo da protagonista. All’esordio ha marcato due gol contro l’Australia, e nei quarti è arrivato il colpo di testa del 2-1 contro l’Inghilterra. Della propria nazionale è ora anche il più prolifico marcatore della storia, ed in patria lo esaltano da più parti.

Come riportato da L’Équipe, anzi, il Tours, squadra in cui la punta ha militato all’inizio della sua carriera, starebbe pensando di intitolargli il proprio stadio. Un evento che può essere il viatico per ripercorrere le tappe della carriera di Giroud, con la chiara evidenza del fatto che sia un vincente ed un goleador nato.

Giroud, lo stadio intitolato solo l’ultima tappa: la storia di un vincente nato

Giroud, dal titolo col Montpellier ai record con la Francia: potrebbe avere uno stadio in suo onore (TvPlay.it)

La carriera del trentaseienne di Chambéry è iniziata nel 2005 al Grenoble, ma è decollata proprio nel Tours, a partire dalla stagione 2008/09 in Ligue 2. Dalle parti della valle della Loira, pur militando in un organico non esattamente all’altezza dei suoi seguenti, Giroud ha da subito mostrato di avere qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri. Un killer instinct in area di rigore e capacità balistiche, poi affinate nel tempo, degne di un numero 9 di alto livello. Doti che verranno fuori in maniera prorompente nel secondo anno, quando nonostante l’11esimo posto finale del Tours lui segnerà 21 gol dei 47 di squadra, vincendo la classifica marcatori.

Poi l’approdo a Montpellier, per la favola dimenticata del calcio europeo. Nella stagione 2010/11, saranno 12 i suoi gol, con la squadra ferma però al 14esimo posto. Niente a che vedere con l’anno successivo, che lo catapulterà nell’élite del calcio europeo. Ancora 21, i suoi centri, con la vittoria della classifica cannonieri (al secondo anno nella massima serie), che sommata a quanto accaduto in Ligue 2 è quasi un unicum. Il tutto suggellato dalla vittoria del campionato della sua squadra.

Così s’arriva alla tappe che ben conosciamo, Arsenal e Chelsea, per un totale di nove stagioni in Premier League. Non segnerà mai più di 16 gol (quota raggiunta due volte con i Gunners), eppure porterà a casa esattamente nove titoli. Nel più importante, la Champions League con i Blues prima di trasferirsi al Milan, avrà un ruolo marginale, con apparizioni centellinate ma importanti. Le sue doti di goleador nelle grandi occasioni, però, restano sancite dal titolo di capocannoniere nell’Europa League 2018/19 (con 11 gol, uno anche nella vittoria in finale).

Nel 2017 ha vinto anche un FIFA Puskas Award, per il gol più bello dell’anno, e Deschamps, con la Francia, non può fare a meno di lui. Questa sera giocherà da titolare la semifinale contro il Marocco, sperando di avvicinare Les Blues al secondo Mondiale consecutivo. Un trionfo che lo porterebbe ancora di più nella storia. E legittimerebbe ancor di più la possibile scelta del Tours di intitolargli lo stadio. Per un percorso che fa invidia anche ai più grandi goleador del passato.

Samuele Diodato

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