Emiliano Martinez miglior portiere della manifestazione: l’argentino si prende la Coppa del Mondo in Qatar, ma anche gli onori del torneo.
Emiliano Martinez fa la storia del torneo. In Qatar l’Argentina si prende il Mondiale dopo un pirotecnico 3-3, ma la differenza l’ha fatta l’estremo difensore nel post partita: ai rigori il portiere fa la differenza perché è in grado di ipnotizzare anche i tiratori più esperti. I balletti sulla linea che ricordano Dudek prima maniera e le controversie ogni qualvolta si tratta di imporre un metodo. Il suo è vincente perché fa rima con serenità: una leggerezza da non confondere con superficialità.
Dato che l’uomo, come tanti dell’Albiceleste, aspettava questo momento dall’inizio del Mondiale e anche prima. La Seleccion voleva questo titolo da tempo, non solo per Messi ma anche e soprattutto per una nazione in cerca di riscatto. Un popolo che torna a esultare nella maniera più naturale possibile con tanta classe, anche nelle difficoltà. Una sconfitta, contro l’Arabia Saudita, poi più niente. Nessuno stop e l’Argentina è diventata temibile. L’avversario da battere.
Nessuno ce l’ha fatta. Ci ha provato Mbappè, che ha anche “bucato” Martinez per 3 volte, ma non è bastato: il cielo di Doha ha deciso di premiare l’Albiceleste dopo un cammino incredibile. Martinez poi svela un retroscena al momento dei rigori: “Siamo arrivati sereni, con la giusta tranquillità. Quando è arrivato il momento della lotteria dei rigori, ho detto ai miei compagni che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Tutto era sotto controllo”.
La serenità come chiave del successo, una lettura nuova che non solo premia ma stravolge la convinzione che lo stress sia propedeutico nei momenti decisivi. Serve testa e caparbietà. Martinez le ha entrambi, pronto a prendersi altri palcoscenici con la forza di chi è arrivato sul tetto del mondo. Adesso si torna alla vita di prima, più consapevoli – in Argentina – che i sogni si avverano.
Poter andare oltre nonostante le difficoltà. L’Argentina e i suoi rappresentanti l’hanno fatto con naturalezza e complicità. Affiatamento mostrato sin dalle prime battute, al punto che anche un portiere ha avuto la lucidità di godersi il momento invece di pensare a un possibile scivolone tra i pali: quando sei consapevole non è possibile. Accanto a vittoria, la parola che ricorre più spesso per l’Argentina di Scaloni è consapevolezza: i motivi sono rintracciabili nelle lacrime di 11 persone in campo, e molte di più fuori, che hanno fatto la storia.
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