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Nazionale Italiana, Mancini sempre più manager: quanto conta saper scegliere

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Andrea Desideri

Nazionale Italiana, Mancini passa a una nuova fase: dal Rinascimento, dopo l’Europeo, al Mecenatismo. Il valore aggiunto degli stage.

In principio fu Trapattoni, poi toccò a Conte e infine a Mancini. L’epopea del recente passato Azzurro abbraccia oltre vent’anni in cui sono racchiuse diverse epoche e altrettanti modi di vedere il calcio. Prima c’era un gioco più muscolare e, a tratti, sopraffino. Oggi si discute di marcature preventive e riorganizzazione delle risorse. Vengono affrontati temi come costruzione dal basso e ci si interroga da dove bisogna ripartire. La doppia esclusione dai Mondiali – targata prima Ventura e poi Mancini – è stata un pugno nello stomaco che ha dilapidato le certezze del calcio che fu.

Mancini cambia la Nazionale (ANSA)

L’Europeo vinto nel mezzo è servito soltanto a rimandare un’analisi doverosa: il problema Nazionale, rispetto agli elementi, non è solo legato al passaporto. In troppi hanno sottolineato che in Serie A sono (quasi) tutti stranieri: luogo comune parzialmente accettabile, perchè il castello di carte crolla nel momento in cui si va a vedere quanto i CT precedenti a Mancini abbiano sofferto di un eccessivo “debito di riconoscenza”. Dopo un trionfo, che sia Mondiale o Europeo, c’era la tenenza a convocare sempre gli stessi: una sorta di comfort zone dalla quale sembrava impossibile venir fuori. È successo a Lippi dopo Berlino 2006 e Mancini, al termine del riscatto Wembley, sembrava non riuscire più a mettersi in discussione: il CT avrebbe dovuto avere la forza di cambiare prima un collettivo di interpreti che aveva dato il massimo.

Nazionale Italiana, cambia il modus operandi

Il calcio, come qualunque altro ambito che inizia con la passione e finisce con l’essere un impiego, è fatto di cicli: terminato un ciclo si deve andare oltre. Se c’è un referente, in questo caso il Commissario Tecnico, che riesce a fare più “mandati”, deve avere anche l’ardire di sparigliare le carte. Mancini – una volta impugnata la coppa dell’Europeo – era entrato in loop dal punto di vista tattico: la selezione degli interpreti era quasi sempre monotematica.

Mancini con Chiesa e Pafundi (ANSA)

Si veda il caso Zaniolo (dopo il recupero dagli infortuni) lasciato fuori nelle partite che contano per via prima di un codice etico (indiscutibile) e poi per far posto ad altri interpreti meno in forma nel corso della stagione. Insigne, che aveva fatto bene all’Europeo, in ambito qualificazione Mondiale ha spesso sbagliato l’interpretazione dei match, ma veniva riproposto sistematicamente in nome di una presunta rendita che non sempre paga. Occorre riproporre l’importanza del turn-over, lasciando anche fuori qualcuno: la Nazionale, negli ultimi anni, ha osato farlo solo con chi finiva nella lista nera. Baggio per Trapattoni, Balotelli per Mancini e parzialmente anche per Conte. Due “epurati” di vario genere e ugualmente discussi per ragioni altrettanto diverse.

Gli stage di Coverciano: croce e delizia per i club

La questione si è risolta con un espediente sempre a disposizione, ma poco utilizzato: quello degli stage di metà e fine stagione. Croce e delizia in tempi dove la Serie A impera. Gli anni di Antonio Conte sono stati un tira e molla continuo, poichè il Commissario Tecnico chiedeva a gran voce di poterne fare più spesso mentre i club e la Lega Serie A – in accordo con la FIGC – rispondevano picche per ragioni di calendario. Allora le conferenze stampa erano un continuo passarsi la palla su chi fosse il colpevole.

Non appena Conte è tornato ad allenare i club, la Nazionale Azzurra è tornata ad essere un problema. Ciascuno concepisce gli stage intermedi in maniera diversa a seconda del ruolo che ricopre: l’allenatore di club punta a farne il meno possibile, per evitare rischi di organico, mentre il Commissario Tecnico preme affinché se ne facciano di più.

La svolta di Roberto Mancini

Roberto Mancini ha trovato la quadra dopo la prima batosta della sua gestione: gli stage, attualmente, non solo sono in agenda, ma il Mancio comincia a fare anche la tanto agognata costruzione dal basso. Pesca ovunque, senza tener d’occhio anagrafe e Curriculum. Questo non significa essere superficiali, vuol dire coinvolgere giovani (dai 16 anni in poi) per farli avvicinare alla Nazionale maggiore. Il fatto che non siano blasonati come gli altri colleghi non li rende meno utili.

Il Commissario Tecnico Azzurro durante una sessione (ANSA)

Questo continuo ricambio generazionale sta dando i suoi frutti: “Gli stage restano un modo – dice Mancini da Coverciano – per conoscere tanti elementi che potranno diventare azzurrabili in futuro”. Il calendario è stilato: l’incontro di dicembre è andato bene, ce ne sarà un altro a maggio e magari uno a settembre. L’ultimo farà da trampolino per cercare di inserire i “nuovi” nelle amichevoli di inizio campionato con la prima sosta della Serie A. L’ex allenatore dell’Inter ha fatto capire la differenza tra gestore e manager: concetto che, in un passato non troppo lontano, risultava essere particolarmente farraginoso.

Andrea Desideri

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