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Lazio, dalla rosa corta al non rendimento dei top: i 5 motivi della crisi

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Simone Filippone

Maurizio Sarri non sa più vincere: un punto fra Torino, Lecce e le milanesi. Ecco i cinque motivi che hanno portato al crollo.

Il pareggio, arrivato per giunta in extremis, della Lazio contro il Lecce, ha riaperto inevitabilmente le porte ad una qualificazione Champions che Maurizio Sarri avrebbe voluto credere di aver chiuso da tempo.

Lazio, dalla rosa corta al non rendimento dei top: i 5 motivi della crisi – (LaPresse, TvPlay)

Il rigore calciato a lato da Strefezza, combinato con la rete di Immobile alla mezz’ora, su fantasia del mago Luis Alberto, poneva la compagine biancoceleste in dovere di affrontare l’ora di gioco in arrivo con una tranquillità sulla quale forse non avrebbe dovuto poggiarsi.

E infatti uno splendido uno-due di Oudin fra l’ultimo secondo del primo tempo e i primi cinque-sei minuti della ripresa, hanno messo i laziali nei guai.

Una situazione non casuale se si osserva con attenzione l’andamento delle ultime settimane del club biancazzurro: ad eccezione del 2-0 casalingo contro il Sassuolo, nelle ultime cinque giornate il punto strappato ieri in extremis contro il Lecce è il primo conquistato, dopo aver perso con il Toro di Juric e le due milanesi, dirette rivali per la Champions League.

Lazio a picco: cinque motivi per cui Sarri non vince più

Dall’andamento altalenante della compagine laziale, mister Sarri si è sentito in dovere di fare da parafulmine, giustificando il crollo delle ultime uscite come se fosse un normalissimo atto facilmente pronosticabile.  E difatti dopo la gara con il Lecce dice “Se arrivassimo fuori dalla Champions non sarebbe affatto un fallimento, se rimane fuori qualcun altro lo sarebbe, per noi no. Nessuno ci aveva pronosticato in Champions”.

Lazio, dalla rosa corta al non rendimento dei top: i 5 motivi della crisi – (LaPresse, TvPlay)

Eppure l’impressione è che la rosa corta della Lazio abbia influito negativamente sul finale di stagione: con il cambio di modulo dal 3-5-2 di Inzaghi al nuovo 4-3-3, Tare ha cambiato diversi interpreti, non permettendosi quindi il lusso di rinforzare la panchina a dovere.

E così come primo sostituto del duo centrale c’è ancora Patric, sulla corsia sinistra viene adattato Hysaj, preso per giocare a destra, lì dove ancora gioca Marusic. In mezzo al campo è bastato il K.O. di Vecino per perdere quelle qualità mostrate per tutta la stagione, poi la mancanza di un vice-Immobile.

Se a questo ci si aggiunge che i top, da Milinkovic Savic, sottotono rispetto al solito, passando per lo sfortunato Immobile, a lungo infortunato e vittima recente di un incidente con un tram, passando per le ultime uscite (in tutti i sensi) di Provedel, dopo che ha tenuto in piedi per tutto l’anno la Lazio, non stanno convincendo, allora l’addizione spiega cosa sta accadendo.

Gli infortuni hanno reso ancor più corta una coperta che, se spostata, scopriva o testa o piedi: il K.O. del centrocampista uruguaiano è pesato tantissimo e Marcos Antonio, messo al suo posto, fisicamente ancora non è pronto ad un campionato difficile come quello italiano. Lo ha dimostrato, fra le altre cose, contro il Milan nella penultima gara disputata in campionato.

Tre sconfitte nelle ultime cinque gare sono davvero troppe: va bene che due sono arrivate a San Siro contro le semifinaliste di Champions League, ma proprio per l’attenzione che la compagine di Milano riservava all’impegno europeo, non è accettabile uscirne a mani vuote. In aggiunta, la bruttissima prestazione con il diavolo, contro il quale Sarri, al grido di “Boia deh”, torna a Roma con la bellezza di zero tiri in porta fatti.

Forse aver disputato gran parte del campionato da seconda in classifica non ha aiutato la squadra, che psicologicamente pensava di aver già messo in tasca la qualificazione. Adesso si fa dura, ma il traguardo è ancora alla portata e la luce in fondo al tunnel è lontana appena 270 minuti.

Simone Filippone

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