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Galliani e la figura del braccio destro: come Berlusconi valorizzava i suoi collaboratori

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Andrea Desideri

Adriano Galliani ricorda Silvio Berlusconi. Un sodalizio dagli anni ’80 fino a oggi per la dipartita dell’ex Premier: una vita insieme.

La cravatta gialla che porta sempre al collo è frutto della dritta che Berlusconi gli diede poco dopo che si erano conosciuti: “La cravatta è tutto, fa confidenza e se bisogna entrare nelle case degli italiani occorre farlo con garbo”. Le stesse parole che l’ex Premier avrebbe detto ai giornalisti di Mediaset qualche anno dopo, per primo, le sentì Adriano Galliani. Un collaboratore, il collaboratore. Colui che ha seguito Silvio Berlusconi ovunque per mezzo secolo sino ad oggi: più di un matrimonio, un patto costante che ha fatto sì che il loro legame fosse indissolubile.

Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, insieme fino all’ultimo (LaPresse-TvPlay.it)

Tutto comincia in una sera d’autunno: il 1° Novembre del ’79, Berlusconi invita a cena ad Arcore quello che poi sarebbe diventato l’Amministratore Delegato del Milan prima e del Monza poi. Il motivo all’epoca, però, era un altro: l’ex Presidente del Consiglio voleva sapere se Galliani potesse assecondarlo in un progetto con la sua piccola azienda Elettronica industriale. Complesso che portava in Italia il segnale delle televisioni straniere: TeleMonteCarlo e Tv Svizzera in primis.

Berlusconi e Galliani: due facce della stessa medaglia

Berlusconi chiese a Galliani, esperto del ramo trasmissioni, se potesse costruire un polo di tre reti nazionali. Stava nascendo la tv privata: “Il prezzo lo faccia lei – disse Berlusconi – e pagherò tutto”. Tirò fuori un miliardo delle vecchie lire per il 50% dell’azienda che Galliani gestiva. Un gesto simile non si scorda mai. Ne seguirono altri, nel calcio e nella politica, ci furono altre cene per fare la storia. Portare in Italia giocatori e non solo.

Berlusconi, il legame con Adriano Galliani (LaPresse-TvPlay.it)

Sempre con Galliani al fianco: si sentiva protetto, Berlusconi, perchè sapeva che il suo braccio destro non lo avrebbe mai tradito. Sempre presente, persino quando l’ex Premier doveva stare in ospedale: non soltanto ultimamente, ma ogni volta che c’era qualcosa da fare. Galliani partiva, raccoglieva informazioni e aggiornava il proprio mentore. Tutto questo è scritto – in parte – nel suo libro: “Memorie di Adriano G.” che Galliani ha presentato di recente.

Un legame indissolubile

Non si diventa il Condor per niente. Colui che, fra le altre cose, partiva per il Brasile con il chiaro intento di portare Ronaldinho e Rivaldo a Milano. E ci è riuscito. Non si tratta di essere nati con la camicia, semmai di saper indossare la cravatta: Berlusconi a Galliani ha insegnato tutto, forse anche di più. Una riconoscenza che va oltre il tempo e attraversa epoche e periodi. Gli stessi che Galliani, adesso, dovrà vivere da solo.

Galliani piange il suo mentore Silvio Berlusconi (LaPresse-TvPlay.it)

Non sarà la stessa cosa, ma – in questo tempo da trascorrere con il calcio in primo piano e la politica subito dopo – l’esempio di Berlusconi non mancherà mai. Nei gesti, rituali imprescindibili, che Adriano continuerà a fare partendo proprio dal nodo a quella cravatta. Oggi un po’ più stretto, ma solo per colpa di un groppo in gola che difficilmente andrà via. Si tratta di abituarsi al tempo che passa, ma sarebbe stato meglio farlo ancora una volta in due.

Andrea Desideri

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