Leonardo Spinazzola si sposa e il regalo potrebbe arrivare dall’Arabia: l’offerta dell’Al Ahly è concreta, ora tocca alla Roma.
Spinazzola si gode le vacanze, ma il mare attorno a lui è tutt’altro che calmo. In ballo c’è il futuro: a Roma o lontano da Roma, comincia a chiederselo anche lui. Dato che i tempi sono maturi per tracciare un bilancio: fino a poco tempo fa c’erano solo i giallorossi, la compagine che l’ha fatto maturare ulteriormente, lo ha supportato e lo ha fatto sbocciare verso altri lidi. Gli stessi che gli hanno permesso di vivere un Europeo da protagonista e di tornare ai suoi livelli dopo un infortunio importante.
Il terzino ha giocato meno rispetto allo scorso anno, ma non è stato meno importante. Questo è chiaro e deve esserlo anche per i Friedkin il cui telefono non è ancora squillato: l’argomento è uno solo e porta al rinnovo di contratto. La scadenza è nel 2024, ma il giocatore vorrebbe chiudere prima questa pratica. Quel che è stato procrastinato fino a poco tempo fa, ora, non può essere più rinviato. Il motivo è un’offerta concreta che arriva dall’Arabia Saudita: sul mittente c’è scritto Al Ahly, compagine di Gedda che paga bene.
Assicura un ingaggio da 20 milioni a stagione. Spinazzola il Faraone, altro che El Shaarawy. L’ex Juve farebbe il Faraone davvero con cifre del genere, a tal proposito vacilla. I soldi fanno la felicità solo per chi non ce li ha: chi già è ricco valuta anche altro. Infatti Spinazzola vorrebbe restare a Roma, Mourinho è Mourinho e il peso della piazza è diverso rispetto all’Arabia. Essere protagonista in Italia ha un sapore diverso: non è campanilismo, ma consapevolezza dei propri mezzi.
Una scelta che cambierebbe il futuro del calciatore, quella di partire: ricco, sì, ma fuori dai radar. L’Arabia sta accumulando ricchezza e campioni, ma non è ancora una vetrina appetibile quanto la Serie A. In Italia si parla di calcio 24 ore al giorno e i campioni vengono idolatrati come maestri che cambiano la storia. Spinazzola a quest’atmosfera non vuole rinunciare facilmente. Ma è chiaro che, se la Roma non chiama, il terzino è costretto a rispondere. A quel punto non sarebbe necessariamente una risposta negativa. Chi tace acconsente, Spinazzola spera che la Roma parli. Prima che a farlo siano altri.
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