STENDARDO: “SENTENZA È UN TRAGUARDO, MA L’IDEA SUPERLEGA È COLPA È DEI DIRIGENTI INCOMPETENTI”

Guglielmo Stendardo, ex calciatore e avvocato italiano, allenatore della LUISS, ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni di TvPlay.

“UNA SVOLTA STORICA COME CON BOSMAN” – Questa è una sentenza destinata a creare una svolta storica nel mondo del diritto sportivo in quanto ancora una volta ha riaffermato la supremazia del diritto comunitario, dei suoi principi di libera concorrenza e libera prestazione di servizi, sanzionando come abuso di posizione dominante la Uefa che non è legibus solotus. Quindi sotto questo punto di vista è la vittoria del diritto della libera concorrenza e l’aria affermazione che il sistema gerarchico delle fonti è ancora valido. Quindi come la sentenza Bosman legittimò il parametro zero per i trasferimenti dei calciatori, così la Superlega legittimerà l’ora zero per la partenza di tornei alternativi alla Champions o altro o quantomeno né sancirà la legittima possibilità di provarci. Ora abbiamo la sentenza poi capiremo le motivazioni e saremo ancora più completi.

“SONO FALLITE 150 SOCIETÀ DI CALCIO” – Non dico che è giusto o sbagliato, dico che è stato affermato dal punto di vista giuridico il principio importantissimo della libera concorrenza. Sicuramente è importante non disperdere il patrimonio dei campionati locali e soprattutto dei tifosi, così come non penalizzare le piccole e medie squadre, però se siamo arrivati a questo punto c’è da dire che il calcio negli ultimi anni rappresenta un sistema altamente indebitato che non riesce ad autofinanziarsi. negli ultimi 15 anni sono fallite oltre 150 società tra Serie A, Serie B e Serie C, particolarmente nelle serie minori e questo ti fa capire ovviamente che qualcosa va cambiato. Ora io non so se la Superlega può cambiare o migliorare l’assetto principale del calcio, però è abbastanza evidente che il calcio italiano in particolar modo stia soffrendo dal punto di vista economico finanziario.

“CI SONO DIRIGENTI INCOMPETENTI” – Ho la fortuna di avere un corso presso l’università Luiss che si occupa delle tematiche giuridiche economiche rispetto al mondo dello sport, in particolar modo del calcio. Ho avuto modo di avere dei relatori eccellenti e autorevoli in tale ambito e mi riferisco al Presidente del CONI Giovanni Malagò, al Presidente della FIGC Gabriele Gravina, a tanti presidenti come Stirpe o Iervolino. Ciò che esce fuori dalle mie lezioni è un mismanagement, cioè una mala gestione, di quelli che sono i ricavi all’interno del calcio e soprattutto l’incompetenza da parte di alcuni dirigenti che hanno portato a queste conseguenze. Il calcio è una delle imprese più importanti del nostro paese, è una delle aziende più importanti se non sbaglio la terza rappresenta lo 0,57% del PIL come ha ribadito il presidente Gravina occorre riportare al centro di questo contesto competenza, meritocrazia e soprattutto dirigenti all’altezza della situazione perché il mondo è cambiato si è globalizzato il calcio si è evoluto​ e quindi sotto questo punto di vista richiamare quella competenza credo sia la cosa più importante quello quello prima.

“DIREZIONE PRESA È PIÙ BUSINESS E MENO SPORT” – Si sta andando verso una direzione soprattutto economica e meno sportiva. Il calcio rappresenta un business importantissimo e sotto questo punto di vista si sta perdendo quel valore che invece dovrebbe avere, cioè lo sport inteso come ruolo non solo legato al business, ma legato a una competizione sana che rispecchi i valori di una società che investe sui giovani e sulla meritocrazia. Io penso che il buon senso sia in ogni contesto il principio che dovrebbe governare ogni situazione. Quindi al di là di quello che succederà nei prossimi 15 anni io penso che bisogna prendere come modelli virtuosi come l’Atalanta, il Napoli o la Lazio. Società che hanno operato e stanno operando bene. Se prendiamo il modello italiano il futuro è sempre lo stesso, nel senso che bisognerebbe investire sui giovani, sullo stadio di proprietà, su un centro sportivo come ha fatto l’Atalanta e soprattutto un management che preveda l’equilibrio tra i costi e ricavi di un’azienda che produce tanto ma che non riesce, soprattutto negli ultimi anni, ad auto finanziarsi.

“BISOGNA FAR INNAMORARE DI NUOVO I TIFOSI” – Non possiamo immaginare quelli che poi saranno gli scenari futuri, sicuramente qualcosa va cambiato a prescindere dalla nascita di una Superlega o di altre leghe. Penso al mondo arabo ad esempio che potrebbe fare qualsiasi cosa o organizzare qualsiasi tipo di eventi, però a prescindere da quello che accadrà secondo me bisogna mantenere i principi prima enunciati. Ovviamente per i tifosi bisogna tutelare la parte sana delle società medio-piccole e non far diventare il calcio soltanto uno sport per le società ricche di un certo livello, perché poi il calcio è dello sport di tutti ma quando dico tutti dico le grandi squadre ma soprattutto quelle squadre che rappresentano il territorio. Quindi non dobbiamo dimenticarci di questo assolutamente. Anche perché quello che dobbiamo fare è cercare di non far allontanare i tifosi da questo giochino, ma di riportarli ancora in più all’interno del sistema calcio e farli innamorare.

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