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MARCO AMELIA: “VLAHOVIC LO VEDREI BENE ALL’INTER. CONCEICAO SERVE AL MILAN. ALLEGRI LAVORAVA MOLTO SULLA TATTICA”

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Leonardo Zullo

Ai microfoni di TvPlay su Controcalciotv su Twitch è intervenuto Marco Amelia: ecco l’attuale allenatore del Sondrio cosa ha detto su Allegri, Mourinho e Cristian Totti

VEDREI BENE VLAHOVIC ALL’INTER” – “Ci sono giocatori che fanno bene in alcune squadre. Sarà un fattore caratteriale. Giocare per certe realtà, per certi club, è una difficoltà per alcuni giocatori. E’ il caso di Kean, che poi ha fatto bene un po’ ovunque. Ha bisogno di fiducia. Forse alla Juventus, nonostante Allegri lo vedesse bene, era dietro ad altri compagni. In club come la Juventus, Milan o Inter si aspettano sempre la perfezione, un gol a partita. La difficoltà di alcuni sta nel sopportare la critica e reagire in campo. Vlahovic ad esempio fa un po’ di fatica. Ha fatto fatica con Allegri e ora con Thiago Motta. Non è valorizzato dal sistema di gioco, messo in un contesto come quello dell’Inter renderebbe meglio. Deve attaccare la profondità, non fare sponda per i compagni”

CONCEICAO FA BENE AL MILAN” – “Conceicao ha un modo di fare che è stato premiato ovunque abbia allenato. La caratteristica che ha, la presenza viva nello spogliatoio, è qualcosa che oggi serve al Milan. Lui lo fa in questo modo, Ranieri alla Roma lo farà in un altro approccio. Credo che quello visto tra lui e Calabria sia qualcosa che vedono solo i giocatori che frequentano lo spogliatoio. Ha cambiato qualcosa nei giocatori e si è visto nelle partite del Milan”.

GUARDIOLA E’ CAMBIATO TANTO“- “A certi livelli devi fare di tutto per vincere, il gioco è fine a se stesso. Devi adattare i giocatori e se ci sono calciatori con certe caratteristiche, le devi valorizzare. Guardiola? E’ cambiato tantissimo dal Tiki Taka all’attaccante di peso come Haaland. Il gioco di Guardiola è un’interpretazione dei giocatori di star vicino alla palla una volta persa, di aggredire subito gli avversari. E questo puoi farlo se hai una squadra con queste caratteristiche”.

LIPPI LAVORAVA SULLA TESTA, ALLEGRI SULLA TATTICA” – “Lippi lavorava molto sulla testa. Allegri faceva molto lavoro su tattica. Con lui si lavorava molto dal punto di vista degli sviluppi offensivi. Ed era divertente per gli attaccanti, perché all’epoca al Milan c’erano Ibrahimovic, Cassano, Pato, Ronaldinho…. Durante le partite poi sapeva cambiare, aveva la lettura della partita. Era molto bravo. Mi piaceva ascoltare cosa diceva con Tassotti. Ho lavorato anche con Mourinho e vi posso dire che in un anno non ho visto mai due allenamenti simili. Tra tutti, Mourinho aveva la fame della vittoria. Contava tutto, anche il raccattapalle”.

TRA TANTI ALLENATORI, MI AVVICINO A SIMONE INZAGHI” – “Io sono ancora giovane come allenatore, sono subentrato spesso fino a questo momento. E quando ho iniziato, ho cercato di aiutare i dirigenti a creare la squadra. Io mi adatto. Tra tutti quelli che ho avuto e visto, sono più vicino a Simone Inzaghi. Devo portare ogni giorno i giocatori a dare il meglio. Se subentro in una squadra, cerco di capire le caratteristiche dei calciatori. Ho avuto tanti allenatori e il percorso formativo fatto a Coverciano mi ha portato a vedere tanti mister sul campo. Poi c’è una cosa che conta più di tutti: i singoli”

CRISTIAN TOTTI UN BUON PLAY, SONO USCITE FOTO SUE NON VERE” – “Ho portato Cristian Totti all’Olbia. Per me è un play, un mediano. Ad Olbia era un po’ dietro fisicamente. Le prime partite con me ha fatto bene a tre a centrocampo, perché sa anche rubare palloni. Ha i due piedi puliti, ha un calcio secco. Io sono andato via dopo un mese, ho lavorato poco con lui. Aveva fatto buone prestazioni. Qualcuno l’ha chiamato ‘grasso’, ma non è vero. Sono uscite foto brutte, non veritiere. Lui ha una stabilità di gamba incredibile”.

Leonardo Zullo

Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista e telecronista di calcio (maschile e femminile), calcio a 5 e calcio a 8. Appassionato di ogni tipo di sport, dall’atletica al nuoto, con un particolare debole per il mondo del pallone nonostante gli 8 anni di basket. L’NBA ha perso un talento. Dedizione e divertimento le chiavi del successo.

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