Giugno è il mese in cui i telefoni non tacciono. Le chat si riempiono di spifferi, i procuratori misurano parole e silenzi. Le società pesano conti e ambizioni. In mezzo, un dato semplice: quando un contratto finisce, cambia il baricentro del potere.
Top in bilico: tra scadenza e ultimatum
La lista dei “quasi liberi” accende il calciomercato 2022. C’è chi arriva davvero a fine accordo e chi usa la scadenza come leva. Paulo Dybala è il caso simbolo: intesa saltata con la Juventus, contratto al 30 giugno 2022, quindi firma a parametro zero con la Roma a luglio. Dato verificabile nei comunicati ufficiali dei club.
Robert Lewandowski è un’altra storia. Non era in scadenza immediata (accordo con il Bayern valido fino al 2023), ma ha chiesto la cessione. A metà luglio 2022 Bayern e Barcellona hanno annunciato l’intesa per circa 45 milioni più bonus. Anche questo risulta da comunicati ufficiali.
E Dusan Vlahovic?
Non attese la scadenza: a gennaio 2022 lasciò la Fiorentina con 18 mesi residui di contratto. La Juventus investì circa 70 milioni più bonus, cifra riportata nelle note economiche del club. Qui la “finestra” contrattuale non portò sconti: il talento costò prezzo pieno.
Nel rumore di fondo circolano anche nomi impropri. Lorenzo Pellegrini e Mike Maignan, ad esempio, non risultavano in scadenza nell’estate 2022 (entrambi legati ai rispettivi club ben oltre quella data). Idem Bernardo Silva, sotto accordo lungo con il Manchester City. In assenza di fonti ufficiali, è corretto segnalare che queste ipotesi non sono confermate.
Parametro zero, costi veri
Ecco il punto: nel 2022 la vera svolta non è “chi è gratis”, ma come il parametro zero ridisegna i conti. Antonio Rüdiger ha lasciato il Chelsea a costo cartellino zero ed è andato al Real Madrid. Franck Kessié e Andreas Christensen hanno firmato con il Barcellona, sempre a parametro zero. Ivan Perisic è passato al Tottenham senza indennizzo a Inter. Lorenzo Insigne ha pre-firmato con il Toronto FC già a gennaio. Tutto documentato da annunci ufficiali.
Gratis, però, non significa a costo basso. Crescono ingaggi, premi alla firma e commissioni. I club ragionano su ammortamenti e impatto a bilancio: meno costo cartellino, più peso sull’ingaggio annuo. Per questo alcuni preferiscono chiudere un rinnovo prima dell’ultimo anno, o vendere con 12-18 mesi residui. È la “zona rossa” delle trattative: il giocatore ha più margine, la società meno tempo.
Questo schema ha influenzato anche le mosse in Serie A. La Juventus ha riabbracciato Paul Pogba da svincolato. L’Inter ha perso Perisic, ma ha lavorato su ritorni in prestito per alleggerire l’impatto. Il Milan ha salutato Kessié e ha puntato su profili con salari sostenibili. Ogni strategia parte da una domanda pragmatica: cosa costa davvero quell’affare tra oggi e la fine del contratto?
Sul fronte narrativo, i nomi forti restano calamite. Top player in scadenza, clausole, ultimatum: sono parole che fanno vibrare la timeline. Ma la sostanza sta nei dettagli verificabili: durata del contratto, stipula di un pre-contratto, presenza di una clausola rescissoria, qualità della proposta tecnica.
Piace pensare al mercato come a un romanzo d’estate. In verità somiglia a un orologio: ticchetta sui mesi e, a giugno, presenta il conto. La domanda per chi guarda, allora, è semplice e aperta: quanto vale un cartellino, quando il vero prezzo è il tempo?





