Una pedana lucida, respiri trattenuti, un’idea semplice: quando l’Italia del fioretto sale in pedana, il cronometro sembra rallentare. A Basilea la storia si allunga ancora. E il gusto è quello raro delle vittorie che diventano abitudine, senza perdere stupore.
Scherma Europei: Quinto Oro Consecutivo per le Azzurre del Fioretto, la Francia Battuta
A Basilea, nella St. Jakobshalle, l’aria profuma di magnesio e attese. Gli Europei di scherma mettono in fila giornate dense. Piste parallele, assalti che si incastrano, voci che si accavallano. Lì, dove il gesto corto decide il destino, l’Italia si presenta con un quartetto che conosciamo bene.
Il Dream Team è un equilibrio di mondi. C’è Arianna Errigo, che porta con sé la memoria delle finali che contano. C’è Martina Batini, sguardo fermo e musica di fondo che non ti molla un secondo. C’è Martina Favaretto, passo leggero e mano rapida. C’è Anna Cristino, la più giovane, che entra come si entra in una stanza grande: rispetto alto, paura zero. È una miscela in cui l’esperienza guida e il talento fresco spinge.
Il pubblico capisce presto che qualcosa si sta allineando. L’Italia muove le lame con ritmo costante. Cambia tempi, tiene distanza, spegne le schermaglie sul nascere. Non serve cercare colpi da poster. Serve lucidità. Ed è quella che arriva.
Una rivalità che accende la pedana
La Francia dall’altra parte non è un avversario qualsiasi. È la rivale di sempre. Stesse ambizioni, stesso amore per il fioretto, stesso modo di vivere gli assalti come partite a scacchi col cuore in gola. Il match sale di tono azione dopo azione. L’Italia regge i parziali caldi, rifiata quando serve, affonda quando la finestra si apre.
Qui la notizia si fa nitida: le Azzurre battono la Francia e centrano il quinto oro consecutivo nella prova a squadre agli Europei. Non indichiamo un punteggio ufficiale perché le fonti presenti in sala non lo riportano in modo univoco. Ma il dato che conta non traballa: la striscia continua. Nelle ultime edizioni disputate, l’Italia ha costruito una supremazia tecnica e mentale che non ha equivalenti nel continente.
Il percorso a Basilea parla chiaro. Assalti gestiti con ordine. Rotazioni pensate per proteggere i momenti sensibili. Scambi asciutti, pochi fronzoli. Una squadra così non insegue il colpo di genio: impone la propria grammatica. E quando serve stringere, chiude la porta con naturalezza.
Continuità e ricambio: la vera forza
La profondità è il dettaglio che fa la differenza. Le fiorettiste italiane oggi stanno ai vertici del ranking FIE. Il gruppo cambia volto senza perdere sostanza. Le veterane mostrano la strada. Le giovani ci camminano sopra con passo sicuro. Si vede in pedana, si sente a bordo pista: strette di guanto, una pacca sulla schiena, il coro basso della panchina che ti riporta al centro.
C’è anche un orizzonte vicino. Parigi 2024 incombe come un esame di stato. Un oro europeo non garantisce niente, ma racconta molto. Dice che la condizione è giusta. Dice che i meccanismi girano. Dice soprattutto che la tenuta emotiva non cede, nemmeno quando la finale ha la temperatura di una stanza chiusa.
La sera, fuori dalla St. Jakobshalle, una ragazza svizzera chiede una foto a Errigo. La campionessa le sistema la maschera sulle mani, ride, e poi fa un cenno alle compagne. È un’immagine piccola, ma spiega tutto: progetto, tempo, cura. La domanda ora è semplice e grande insieme: quanto può durare un ciclo così quando il motore è ancora caldo e il desiderio non ha fretta di spegnersi?
