Lazio fuori dall’Europa League, Sarri saluta la competizione contro il Feyenoord. I danesi hanno colpito nel segno: il motivo.
Nell’epica letteraria viene definito contrappasso ed è quello stato secondo cui chi si fa beffe in modo sbagliato di qualcun altro è destinato ad essere ripagato con la stessa moneta in maniera peggiore. Oggi verrebbe definita semplicemente ritorsione, oppure karma. La Lazio non crede a nessuna di queste ipotesi, ma dopo essere uscita con il Feyenoord qualche domanda comincia a farsela: diretti interessati sono soprattutto i tifosi che nei danesi del Feyenoord confidavano speranze appena qualche mese fa.
Occorre tornare a maggio scorso: Tirana. La Roma si sta giocando la finale di Conference League. Di fronte proprio i danesi. Dalla sera prima del grande evento i tifosi biancocelesti hanno popolato la bacheca social della compagine avversaria ai giallorossi chiedendo una prestazione maiuscola per evitare alla Roma la gioia più bella. Una vera e propria “gufata” come si dice in gergo colloquiale e calcistico.
Non è la prima volta che giallorossi e biancocelesti si ricambiano questo tipo di “cortesie”. Altrimenti che Derby sarebbe. La Roma, in Conference League, vinse e le profezie dei laziali finirono nel dimenticatoio. Città in festa per un’estate intera e i biancocelesti ad incassare il colpo. L’Europa League e i suoi sorteggi hanno fatto il resto: i danesi del Feyenoord arrivano a Roma.
Anzi, tornano nella Capitale. Stavolta per sfidare i biancocelesti. In casa fu una partita equilibrata, contraddistinta dal coro dei padroni di casa che ricalcava le orme dei cugini giallorossi: quel “La Roma sì e il Feye-no” cantato sugli spalti dai biancocelesti ha fatto discutere. Si è creata una faida: “Anche i cori ci copiano”, hanno scritto i tifosi giallorossi sempre a mezzo social.
L’iniziativa non è passata inosservata. Peccato, per Sarri e la squadra, che i tifosi non avevano calcolato l’effetto boomerang: quel coro, se cantato da altri, non funziona perchè nella scaramanzia chi si appropria di un’idea altrui viene punito. Solo dicerie, tentar non nuoce: i biancocelesti ci hanno provato. Il canto intonato dai romanisti dopo la Conference League è partito una sola volta in terra danese.
Tanto è bastato perché la Lazio salutasse la competizione. Difficile che abbia perso per questo motivo, ma nell’insieme dei dettagli qualche riflessione va fatta: i rituali, anche nel calcio, sono tali e vanno rispettati. Altrimenti gli effetti – in caso di trasgressione – sono inaspettati. Ora testa al Derby, ma Sarri – è il caso di dirlo – farà meglio a cambiare musica.
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