Il figlio d’arte Timothy Weah è stato subito protagonista all’esordio ai Mondiali: la storia e la curiosità della stellina degli Stati Uniti.
Durante ogni Mondiale l’attenzione dei tifosi e addetti ai lavori è anche rivolta ai giovani talenti che possono esplodere con la propria Nazionale. Uno dei primi a mettersi in mostra è Timothy Weah, protagonista nel match d’esordio contro il Galles dove ha fatto subito parlare di sé. Non tutti però sanno la storia di questo giovane attaccante, figlio di un iconico Pallone d’Oro e attuale capo di Stato.
In Qatar brilla la stella di Timothy Weah, una delle maggiori promesse del calcio americano. La sua storia parte da New York, il luogo in cui è nato il 22 febbraio 2000 da una famiglia non comune. Il padre infatti è il celebre George Weah, storico centravanti del Milan e attuale presidente della Liberia.
Una nazionalità diversa da quella di suo figlio che ha scelto di rappresentare il paese d’origine a livello calcistico. Nonostante potesse continuare la tradizione del padre, ha vestito fin dalle giovanili la maglia a stelle e strisce arrivando fino ai Mondiali. Un sogno per il giocatore in forza al Lille, dove ha iniziato male la stagione ma ha comunque conquistato la convocazione e ripagato il ct Berhalter.
Il suo nome non passerà mai inosservato e durante i primi anni di carriera la responsabilità sulle spalle è stata maggiore rispetto ai coetanei. D’altronde se hai un padre Pallone d’Oro, il primo e finora unico africano a vincerlo, le pressioni sono diverse ma grazie al talento dimostrato sul campo ha saputo raggiungere grandi obiettivi.
L’ultimo segnando nel debutto assoluto ai Mondiali (evento mai capitato al padre), portando in vantaggio gli Stati Uniti contro il Galles. Una rete speciale che accende ulteriormente i riflettori sul suo conto anche se già da diversi anni gioca ad alti livelli. Nello specifico in Ligue 1, dove ha esordito con la maglia del PSG (in cui è cresciuto nelle giovanili), fino al passaggio al Lille dove ha appena cominciato la terza stagione.
I numeri non sono eccezionali per un attaccante/esterno offensivo (8 gol in 81 presenze) ma le qualità ci sono e stanno uscendo fuori partita dopo partita senza dimenticarsi che ha soltanto 22 anni. Intanto il sigillo in Qatar l’ha messo e non poteva esserci modo migliore per mettersi in mostra nella vetrina più importante di tutte.
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