Francesco Pagani: “Camarda sa fare tutto. Può diventare dominante come ha fatto Haaland”

Per conoscere meglio il profilo di Camarda, abbiamo contattato lo scout Francesco Pagani, che ha descritto anche altri giovani italiani interessanti.

Negli ultimi giorni, su diverse importanti testate italiane è tornato prepotentemente in auge il nome di Francesco Camarda, giocatore classe 2008 attualmente in forza nelle giovanili del Milan. Il ragazzo, infatti, ha fatto parlare di sé anche perché, a 14 anni, ha già esordito con la Primavera guidata da Ignazio Abate, mettendo a segno una doppietta in un’amichevole.

Camarda Francesco Pagani
Francesco Pagani parla di Camarda (TVPlay.it)

Il gol, in fondo, è davvero la sua specialità, e questa ha fatto sì che di lui si cominciasse a parlare anche all’estero. In circa 100 partite, pur a partire da quelle che aveva giocato nei 7 vs 7, l’attaccante rossonero ha d’altronde superato 400 reti totali, una quota davvero prodigiosa.

Così, per farci raccontare meglio le caratteristiche ed il contesto di provenienza di Camarda, ne abbiamo parlato con lo scout Francesco Pagani, da un cui cui tweet del 2021 sul giovane milanista è partita quella serie di articoli che ne hanno parlato in tutto il mondo. Con Pagani, tuttavia, ne abbiamo approfittato per parlare dallo stato attuale del calcio giovanile italiano, andando anche oltre Camarda.

Pagani racconta Camarda: “È un giocatore che sa fare bene tutto”

Come ha conosciuto il nome di Francesco Camarda? C’è qualche motivo in particolare che l’ha portata ad interessarsi a lui?

All’inizio io volevo essere un giornalista, ma poi mi sono reso conto, in realtà, di voler fare più un percorso da scout, seguendo il corso a Coverciano e collaborando con alcuni club. Ho sempre avuto la passione per il calcio giovanile, per scoprire le potenziali future stelle del calcio mondiale. E per quanto riguarda Camarda, mi è semplicemente capitato di vederlo giocare, non lo conoscevo assolutamente.

Camarda
Camarda, giovane attaccante nel mirino del Milan – TvPlay.it

Mi ha impressionato sin da subito, e cercando di informarmi ho poi riportato i suoi dati su quel tweet poi ripreso da quelle testate. Non mi sarei mai aspettato un tam-tam del genere. Non ho di certo scoperto il giocatore, ho solo contribuito a renderlo un po’ conosciuto, ma nell’ambiente in molti dicevano che era già un giocatore fuori categoria da quando arrivò al Milan a 7-8 anni.

Come descriverebbe tecnicamente e fisicamente il ragazzo?

È un attaccante abbastanza completo, è messo bene fisicamente. Ci sono quei giocatori sono devastanti tra i pari età a livello giovanile, ma questa differenza poi tende a normalizzarsi quando si arriva tra i grandi. Lui è messo bene, ma non è neanche così dominante, ma in fondo non lo era neanche Erling Haaland, che ha creato un divario tra lui e gli altri più tardi.

Non so come si svilupperà Camarda, ma già sa fare un po’ tutto: ha un gran feeling con il gol, ma non è il profilo alla Pippo Inzaghi che attende principalmente in area di rigore. Non è tecnicamente come Leo Messi, ma ha un buon controllo, sa portare palla e puntare l’uomo, è anche uno che sa crearle, le occasioni.

Il percorso di crescita e lo sguardo al mercato: il 2024 sarà l’anno chiave

Per un profilo come il suo, quanto è importante il talento di cui sopra, e quanto incide invece il percorso che sta vivendo nel Milan?

Le cose valgono al 50-50. Oltre al talento, è importante il passaggio tra il settore giovanile e la prima squadra, come formazione e valorizzazione: spesso alcuni non vengono reputati all’altezza e vengono mandati in prestito, ma poi possono trovare un allenatore che non li valorizzi. Basta guardare il caso di Tommaso Pobega, che ha fatto un percorso lunghissimo prima di guadagnarsi il ritorno al Milan, rimanendo con la testa sul pezzo.

Con Camarda, il club sta avendo un ruolo molto importante. Da quando è entrato in agonistica, gioca soprattutto da sotto età. Così si alza il livello di difficoltà per lui, come già anche successo con la doppietta fatta con la Primavera. Ma allo stesso modo, creargli delle difficoltà vuol dire aiutarlo, evitando che si sieda sul suo talento e sia stimolato a migliorare sempre.

Col clamore mediatico che stanno avendo i suoi numeri, è possibile che anche gli altri grandi club abbiano messo gli occhi su di lui?

Formalmente, il ragazzo non può ancora avere un procuratore. Ma è sulla bocca di tutti, ci sono post brasiliani, giapponesi e cinesi su di lui. Ma anche se non ci fosse questo clamore, sta facendo un percorso tale che ogni professionista del settore gli metterebbe gli occhi addosso. Ad esempio, Alessandro Ciardi ha molta meno esposizione mediatica, compirà 16 anni tra pochissimi giorni, ed è arrivata la notizia che lascerà l’Inter per firmare con il Red Bull Salisburgo.

Quindi, gli osservatori dei grandi club non possono non conoscere Camarda, secondo me è normale che abbia già addosso gli occhi tutti Europa. Questo non vuol dire che vada al Real Madrid, ma è abbastanza scontato che qualcuno provi a prenderlo. Comunque, a prescindere, prima dei 16 anni non potrà andare all’estero. Bisognerà aspettare che li compia, nel 2024, ma nel giorno in cui li compirà, firmerà sicuramente o con il Milan o con un altro club.

La “fuga” degli italiani all’estero: i nomi da tenere d’occhio

A proposito di calcio estero, cosa ne pensa del fatto che molti giovani stia scegliendo un club estero per crescere? È un bene o un male per la Federazione e per la Nazionale?

La cosa importante per i ragazzi è quella di trovare l’approdo migliore per crescere. Ciardi, probabilmente, avrebbe fatto un percorso più lento in Italia. Con il Salisburgo, tra due anni, potrebbe ritrovarsi a giocare anche in Champions League. L’interesse della Federazione non deve essere dove crescono i giovani, ma semplicemente il fatto che crescano e siano validi per la Nazionale il prima possibile.

Negli ultimi anni sono tanti quelli che stanno scegliendo di andare all’estero, da Wilfried Gnonto e Cosimo Fiorini, fino ad Antonio Satriano, attaccante titolare della Primavera della Roma che ora andrà in Olanda. I nostri club devono stare attenti, perché questo vuol dire che stiamo diventando terreno di caccia per i club esteri, sin da giovanissimi.

Sarà interessante vedere tra qualche anno tutti questi giovani. C’è anche Cher Ndour, centrocampista che è andato al Benfica, Ibrahima Bamba del Vitoria Guimaraes o Fabio Chiarodia, difensore che gioca nel Werder Brema: lui è italo-tedesco, ma ha sempre scelto di giocare per l’Italia, e credo possa farlo anche in futuro.

Veniamo da anni in cui i settori giovanili italiani hanno fatto fatica a produrre giocatori di alto livello, quindi il fatto che vadano all’estero può non essere qualcosa di negativo. In fondo, quanti club italiani lanciano i propri giovani? Ci sono Fabio Miretti, Giorgio Scalvini, ma non sono ancora abbastanza: tra Salisburgo ed Inter, oggi gli austriaci portano i giocatori in anticipo in prima squadra. In Italia, sono davvero troppo pochi i club che lanciano dei giovani.

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