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Serie A, non solo stadi e diritti tv: perché i procuratori frenano il calcio italiano | I numeri

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Marco Di Nardo

Serie A che tenta sempre di rinnovarsi, di migliorarsi per avvicinarsi a Premier League, Liga e Bundensliga ma c’è qualcosa che la frena.

Creare un campionato competitivo, vuole dire avere delle rose valide da rendere ogni singola partita uno spettacolo unico nel suo genere. Un’esperienza indescrivibile, che consente di attirare a sé milioni di appassionati di calcio ogni qualvolta c’è un match in programma. Su un discorso del genere sono anni che la Serie A si interroga su come fare ma non è ancora oggi riuscita a trovare la soluzione adatta per riuscirci.

Serie A meno competitiva degli altri campionati (TV Play)

Indubbiamente, il problema non è tanto il numero di squadre partecipanti quanto il livello tecnico e la qualità del gioco che il campionato italiano continua ad essere tra i più bassi a livello europeo, certamente non stimola le grandi aziende mondiali ad investire sui club italiani come accaduto negli anni ’90. Se a questo, ci si aggiungono anche gli stadi fatiscenti e dei centri sportivi non proprio moderni, è comprensibile che il calcio italiano sia indietro rispetto ai rivali.

Serie A, i problemi derivano anche dai procuratori

Secondo quanto viene riportato dall’edizione odierna della ‘Gazzetta dello Sport’, a pesare sul campionato italiano sono state anche le commissioni ai procuratori. Ebbene sì, nella stagione passata, sono stati versati 205 milioni in virtù degli investimenti fatti per i vari cartellini acquistati durante quella sessione. Una cifra elevata, se si considera che la Germania, con un campionato a 18 squadre, ha speso intorno a 197 milioni di euro per le commissioni dei procuratori.

Serie A meno competitiva a causa dei procuratori (TV Play)

C’è un altro fattore da considerare: secondo quanto monitorato dalla FIFA, negli ultimi anni i trasferimenti hanno generato 571 milioni di euro di commissioni per gli agenti. Un aspetto importante, che potrebbe finalmente cambiare dal 2024 quando si dovrà sottostare alla percentuale fissa del 5% della commissione e inoltre, un solo intermediario non potrà più rappresentare più parti in causa.

Dunque, con i cambiamenti che ci saranno dal 2024, anche la Serie A dovrebbe trovare il modo per poter migliorare leggermente rispetto alle concorrenti. Certo, se a questo passo venissero fatti dei nuovi stadi e dei nuovi centri sportivi, forse il campionato italiano realmente potrebbe diventare più competitivo e attirare maggiori sponsor in futuro.

Marco Di Nardo

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