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CALCAGNO (AIC): “IL DECRETO CRESCITA E’ DEVASTANTE PER IL CALCIO ITALIANO E PENALIZZA LA NAZIONALE”

Umberto Calcagno, l'intervista esclusiva a TVPlay

Umberto Calcagno, presidente dell’AIC e vicepresidente della FIGC, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di TVPlay: le sue dichiarazioni.

“DECRETO CRESCITA UN’INGIUSTIZIA PER I CALCIATORI ITALIANI” – “Non mi sento sconfitto personalmente, credo sia una cosa ingiusta per il calcio italiano. Il decreto crescita era già un’ingiustizia dal 2019 a oggi per il cittadino visto che chi proveniva dall’estero pagava un’Irpef diversa. Il governo l’ha cancellato per quasi tutti i settori economici, lasciandolo solo a determinate categorie e il fatto che resti nel calcio dove abbiamo anche da preservare la nostra nazionale è qualcosa di devastante per il nostro sistema”.

“NON E’ UNA BATTAGLIA ALLO STRANIERO” – “Mi spiace passare per quello che toglie le agevolazioni, ma in questo caso si penalizzano gli italiani troviamo una modalità differente se vogliamo degli aiuti alla nostra Serie A. Non è una battaglia allo straniero, anche culturalmente non ci appartiene ma far tornare alla pari gli italiani con gli stranieri. In un sistema sportivo dove abbiamo tanto talento che poi si disperde negli anni più importanti ma anch’io se fossi un presidente utilizzerei questa convenienza fiscale”.

“I DANNI MAGGIORI ALLE CATEGORIE INFERIORI” – “Quando si parla di riforma bisogna capire e rafforzare le categorie inferiori, se alla Serie A non interessa nulla si danneggia tutta la filiera. Non è una questione sindacale, dovrebbe riguardarci tutti di riportare i calciatori italiani allo stesso livello economico e convenienza di quelli stranieri”.

“CI SONO UNA SERIE DI PROBLEMATICHE PER LA SUPERLEGA” – “Il problema che dovremmo porci è capire che tipo di calcio vogliamo perché questa sarà una scelta che rivoluzionerà i prossimi decenni. Se nascesse la Superlega non ci sarebbe posto per una competizione in più, i giocatori giocano troppo e si infortunano sempre più spesso. La mia preoccupazione maggiore è capire se verrà preservato il merito sportivo, perché se non ci fosse toglierebbe interesse ai campionati nazionali e di conseguenze risorse a tutta la filiera fino ai dilettanti. Non si parla mai redistribuire le risorse, ma solo di nuove risorse in mano a pochi che creerebbe davvero una desertificazione al di sotto. Poi c’è la salute del calciatore perché abbiamo visto come l’aumento delle partite generi maggiori infortuni”.

“NON SO SE IL DECRETO CRESCITA SARA’ ANCORA PROROGATO” – “Non ho notizie privilegiate, c’è un documento che circola e dice che la proroga durerà fino a fine febbraio 2024. L’importante però è capire che tipo di calcio vogliamo nei prossimi anni, se la vogliamo il 90% di stranieri come minutaggio in campo o se intendiamo preservare un po’ il nostro mondo, la nostra nazionale e in generale tutto il nostro movimento”.

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